L'economia reale è al collasso, le miniere piangono e i bilanci sono in rosso. Ma tranquilli: nelle chat globali l'unica priorità sono i diritti civili e le bandierine arcobaleno. Stiamo fallendo, ma lo stiamo facendo in modo molto inclusivo.
I numeri parlano chiaro e, come al solito, ci raccontano un server che ha perso completamente il senso della realtà. Le acciaierie faticano, l'estrazione di risorse è al palo, e la media del netto in busta paga fa venire voglia di strappare la tessera sindacale. Insomma, il PIL cola a picco e il fatturato ristagna. Eppure, se vi fate un giro nei palazzi della politica o leggete le chat globali, sembra che l'unica vera emergenza sia l'assegnazione dei pronomi e la difesa del "free speech" a tinte pastello.
Mentre chi manda avanti la baracca si spacca la schiena per tirare fuori due blocchi di Limestone o un barile di Oil per far muovere i carri armati, i salotti buoni sono tutti concentrati a piantare bandierine. Le aziende non assumono? Pazienza. Non ci sono più i fondi per finanziare una guerra decente? Nessun problema, ci difenderemo a colpi di fluidità di genere e indignazione su internet.
Siamo diventati una comunità di poveracci, ma con i diritti civili impeccabili. Che ce ne facciamo del profitto, delle industrie e del cemento quando possiamo vantare un incremento a doppia cifra di sfilate inclusive? La verità è che stiamo andando a sbattere col sorriso sulle labbra e il boa di struzzo al collo.
Cari onorevoli e moralisti della tastiera, è ora di darsi una svegliata. La ricreazione è finita. Mettete via i lustrini, chiudete i forum sui massimi sistemi e tirate fuori gli escavatori. Perché quando il sistema collassa e le casse sono vuote, non sarà certo un aperitivo inclusivo a salvarvi la pelle.